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Sale Marino di Trapani IGP
Sale Marino di Trapani IGP
L’Indicazione Geografica Protetta “SALE MARINO DI TRAPANI” è riservata esclusivamente al Sale Marino prodotto nelle saline dei comuni di Trapani, Paceco e Marsal. Ogni fase del processo produttivo deve essere monitorata documentando per ciascuna di esse il prodotto in entrata e in uscita. In questo modo e attraverso l’iscrizione in appositi elenchi, gestiti dalla medesima struttura di controllo, delle particelle catastali sulle quali avviene la produzione, dei produttori e dei confezionatori, nonché attraverso la denunzia tempestiva alla struttura di controllo dei quantitativi prodotti, è garantita la tracciabilità del prodotto. Tutte le persone, fisiche e giuridiche, iscritte nei relativi elenchi, saranno assoggettate al controllo da 3 parte delle strutture di controllo, secondo quanto disposto dal disciplinare di produzione e dal relativo piano di controllo.
Il “SALE MARINO DI TRAPANI” viene prodotto con il metodo della precipitazione frazionata dei composti e degli elementi contenuti nell’acqua marina, per evaporazione dell’acqua di mare in ordini successivi di vasche a concentrazione crescente, in modo tale da ridurre la presenza dei composti indesiderati, quali ad esempio solfati (solfato di calcio/gesso in particolare) e carbonati. La coltivazione” della salina ha periodicità annuale. Ha inizio ad aprile con la prima immissione di acqua nelle vasche di prima entrata, chiamate localmente vasche “fridde”, procede per l’intero periodo estivo culminando in uno o due raccolti tra la seconda metà di luglio e la prima metà di settembre. Un terzo raccolto nel mese di ottobre è possibile solo in caso di prolungata siccità.
Il sale viene raccolto manualmente e accumulato – grazie all’utilizzo di nastri trasportatori – a bordo della stessa vasca da cui proviene. Esso viene poi conservato (ove necessario, mediante la copertura invernale con coppi di terracotta) affinché lentamente e naturalmente possa liberarsi dell’umidità residua (stagionatura). In questo caso la crosta superiore di ogni cumulo, a
contatto delle tegole, viene eliminata per la profondità di 1-2 centimetri (“scrostatura”) prima del trasporto allo stabilimento di condizionamento e confezionamento. Raccolta meccanica: viene effettuata solo una volta all’anno o a cicli pluriennali con l’ausilio
di apposite macchine di raccolta, che entrano in vasca al termine della stagione produttiva (settembre/ottobre) e asportano la crosta di sale accumulatasi nel corso di tutta la stagione o nel corso di più di una stagione. Il sale così raccolto può essere accumulato sull’argine e proseguire con la stessa sorte di quello raccolto manualmente, o essere avviato direttamente alla prima fase di condizionamento, il “lavaggio in controcorrente di acqua satura”.
Oltre a tali caratteristiche che rendono possibile la produzione del “SALE MARINO DI TRAPANI”, a legare indissolubilmente detto prodotto al territorio di origine è la secolare tradizione di coltivazione e raccolta dei tecnici salinari che da generazioni tramandano da padre in figlio la c.d. “arte di far sale” per cui i trapanesi sono noti da secoli. La “dignità sociale” del curatolo è quella di un tecnico specializzato comparabile con quella di un agricoltore di grande capacità. Il tecnico salinaro è una figura tradizionale “centrale” nella conduzione della salina. Ogni unità produttiva (il cui taglio dimensionale è compreso tra un minimo di 5 Ha e un massimo di 60 Ha, nel comprensorio trapanese) è condotta da un “curatolo” che la “coltiva”.

Cenni storici:
A conferma della lunga tradizione di coltivazione e raccolta del “SALE MARINO DI TRAPANI” valgono le notizie storiche relative alla commercializzazione di tale prodotto che risale a tremila anni fa, quando i fenici misero al centro della loro economia il c.d. “oro bianco”. La prima vera testimonianza di una salina a Trapani si ha grazie al geografo arabo Al-Abu ‘Abd Allah Muhammad, maggiormente noto come Idrisi o Edrisi, che nel suo “Libro per lo svago di chi ama percorrere le regioni”, scritto per il re normanno Ruggero II nel 1154, racconta: “Proprio davanti alla porta della città si trova una salina…” Per secoli le saline furono il biglietto da visita che consentì a Trapani di farsi conoscere in tutta Europa, costituirono il suo vanto, l’orgoglio di un territorio naturalmente idoneo alla coltura del sale grazie a un clima favorevole caratterizzato da una forte irradiazione solare, frequente ventilazione e da poche piogge.
I dati statistici e commerciali (Mondini 1999) confermano la reputazione nei secoli XVI e XVII del sale marino trapanese. Dopo il 1572, a seguito della conquista turca dell’Isola di Cipro, la Serenissima e il Ducato di Milano scelgono come mercato di approvvigionamento Trapani preferendolo alle più vicine Barletta e Valona. Nel secolo XX il sale di Trapani conquista stabilmente i mercati scandinavi della industria ittico-conserviera.
La “reputazione” del “SALE MARINO DI TRAPANI” è rimasta in vita fino ai giorni nostri, ed anzi, grazie alla creazione della “Riserva Naturale Orientata Isole dello Stagnone” e della “Riserva Naturale Orientata delle Saline di Trapani e Paceco” è aumentata. Contestualmente a questi due eventi, infatti, si è diffuso sempre più la richiesta del “SALE MARINO DI TRAPANI”, non solo per la qualità intrinseca del prodotto già consolidata sul piano commerciale, ma anche per l’immagine del territorio da cui esso proviene, protetto e monitorato dal punto di vista ambientale ( sotto la qualifica di zona SIC-ZPS ottenuta da parte dell’Unione europea) a garanzia di un sale integralmente naturale, i cui unici ingredienti sono Mare, Sole, Vento. La “Via del Sale”, definita come la via costiera che delimita l’area di produzione congiungendo la città di Trapani, a Nord, con la città di Marsala, a Sud, attraversando il territorio del comune di Paceco è stata insignita, nel 1995, della candidatura italiana al I Gran Premio del Turismo Ambientale, promosso dalla Unione Europea.

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