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I cosiddetti diavoli della Zisa non sono affatto delle entità maligne, bensì dei dell’antica Grecia: al centro dell’affresco, dipinto nell’arco di ingresso alla Sala della Fontana del castello della Zisa, c’è Zeus, circondato da altre divinità dell’Olimpo come Poseidone, Era e Ermes, il loro compito è proteggere un grande tesoro nascosto nel palazzo.

L’edificio normanno sarebbe stato costruito, come residenza estiva dei re, tra il 1165 e il 1175. L’iniziativa fu di Guglielmo I, detto “il Malo” che lo volle per superare in splendore l’eredità paterna, tant’è che “Al-Aziz”in arabo significa “la splendida”; il re però non vide la fine dei lavori che furono completati dal suo successore, Guglielmo II.

La leggenda del tesoro custodito dai diavoli inizia con Azel Comel e El-Aziz, due innamorati in fuga dal padre, il sultano, che osteggiava il loro amore. Una volta giunti a Palermo, con il tesoro preso al padre, Azel fece erigere il palazzo, ma El-Aziz, venuta a conoscenza del suicidio della madre a causa della loro fuga, volle raggiungerla e si uccise a sua volta. Azel, pazzo di dolore, viaggiò per il mondo, finché il mare, impietosito dalla sua sofferenza, pose fine alla sua vita.

 Il loro immenso tesoro rimase nei sotterranei della Zisa, protetto dai diavoli e la leggenda vuole che se il tesoro verrà trovato porrà fine alla povertà a Palermo, l’unico modo per riuscire nell’impresa sarebbe riuscire a contare i diavoli il 25 marzo, giorno dell’Annunziata, ma fissandoli li si vedrebbe storcere la bocca, muovere la coda, nascondersi e tornare, per ostacolare il conto, ecco perché sono considerati diabolici.

 Un’altra credenza popolare vuole che quando a Palermo soffia forte il vento, siano i diavoli della Zisa a provocarlo. Tale leggenda è nata probabilmente dalle correnti d’aria fresca presenti nel palazzo, generate, per contrastare il caldo estivo, da un efficace impianto di areazione ottenuto grazie a una esposizione ottimale a nord-est, per mezzo di una fonte interna, di fori nel pavimento e di scanalature laterali.

 Queste leggende hanno dato luogo a modi di dire in passato molto usati, con l’espressione “E chi su, li diavoli di la Zisa?” (E cosa sono, i diavoli della Zisa?) si indica una situazione in cui i conti non tornano; mentre “Oggi si sono liberati i diavoli della Zisa” è un commento al fatto che il vento è piuttosto violento.