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Dopo la corsa all’urbanizzazione nel secondo dopoguerra che ha fornito tanta manodopera alle fabbriche e che ha stimolato lo sviluppo tecnologico tra gli anni cinquanta e settanta, generando il cosiddetto miracolo economico italiano, adesso, dopo la saturazione del mercato del lavoro e la crescente sensibilizzazione rispetto alle tematiche ambientali, la tendenza si è invertita.

Laureati in agraria collaborano attivamente con informatici e ingegneri per sfruttare le rispettive competenze che permettono di trovare sempre nuovi impieghi delle risorse naturali, basandosi sia sul principio del riciclo dei materiali di scarto sia su un concetto di agricoltura come rampa di lancio per altre industrie, non solo alimentare, ma anche chimica, energetica e tessile.

L’agricoltura, peraltro, sebbene sottovalutata dai più, è, in realtà, uno dei punti di forza dell’economia italiana che vanta primati ed eccellenze: l’Italia ha il maggior numero di coltivazioni biologiche d’Europa; vantiamo, inoltre, un’ottima qualità delle produzioni che ci dà il valore aggiunto più alto del continente; e ancora, il paese possiede altissime quote di mercato mondiale per ben 77 prodotti tra cui pomodori, olio, aceto e pasta.

Anche la Sicilia fa la sua parte assestandosi al primo posto nel ranking nell’indice di sostenibilità ambientale nel 2013 e seguendo un percorso di promozione del biologico sostenuto dall’Assessorato per le Attività Produttive della Regione Sicilia con un progetto sviluppatosi nel triennio 2012-2014. L’iniziativa ha promosso i prodotti biologici siciliani a livello internazionale anche con la partecipazione a fiere tra le quali Cibus 2012 a Parma, Anuga 2013 a Colonia, Biofach 2014 a Tokyo e per il 2015 ne sono previste altre tra cui la Natural & Organic Products ad aprile 2015 a Londra.